Talamone, the day before

by / Commenti disabilitati su Talamone, the day before / 935 View / 19 marzo 2015

Questa mattina, Talamone si è svegliata con un’atmosfera decisamente insolita in questa stagione. La cittadina maremmana sembra uscita dal torpore invernale e vede i suoi pontili invasi dai ministi e amici venuti a dare una mano per finire i preparativi per la regata di domani.

Il primo equipaggio incontrato sul piazzale è stato quello del prototipo 354 ancora sul rimorchio, disalberato. Arrivano da Montreux in Svizzera, la barca si chiama ”Marin des Alpes”. Marinaio delle Alpi, montanari, marinai, vecchia tradizione, ne consociamo anche noi. Lo skipper 28 anni è stanco, un po’ in ansia, non trova né il circolo per completare la sua iscrizione, né il responsabile della gru. “Tranquillo Aymerick. Spesso sembra tutto complicato, ma si trova sempre una soluzione. Dai ti accompagniamo alla sede della Circolo”. Sotto la fortezza, dietro al faro, sul parcheggio del CVT, il suo co-skipper, 75 anni, nettamente più rilassato tira fuori la macchina fotografica: “Ma che bello qui! E questo cos’è?” L’Argentario. “E questo isolotto basso, basso?”. Le formiche di Grosseto, e così via… Sì, viaggiare.

IMG_2517

Bliene Monayer, l’equipaggio di Le Marin des Alpes arrivato questa mattina alle 6 dopo un lungo viaggio dalla Svizzera

Un’altro che ha viaggiato parecchio per arrivare qui è Julien Pulvé con il suo nuovo Ofcet. Doveva portare la barca da La Grande Motte, in fondo al Golfo del Leone dove ha disputato la prima regata della stagione. Hanno preso fino a 35 nodi di bolina, tuoni e lampi. No, il Mediterraneo non è un lago. Fine del trasferimento a Le Lavandou: barca sul rimorchio, direzione Talamone saltando Fezzano. A La Rochelle, nel frattempo, dove costruiscono l’Ofect sono arrivati a 8 esemplari costruiti. Questo vuole dire che a settembre, l’Ofcet sarà omologato di serie. Così come il Pogo 3, il suo diretto concorrente. Tanto filo da torcere per i ministi che corrono sui modelli di penultima generazione (Argo, RG e altro Nacira)

L'Ofect 880 Novintiss di Julien Pulvé durante i controlli di stazza

L’Ofect 880 Novintiss di Julien Pulvé durante i controlli di stazza (qui verifica del pescaggio)

Direzione il bar del del porto. Si discute la notizia del giorno – in realtà arrivata ieri sera al calare del sole – l’esito negativo del test di raddrizzamento effettuato sul prototipo 756 Onlinesim. Brutta notizia per lo skipper Alberto Bona e per i ragazzi dello studio Skyronlab. Questo test è obbligatorio quando una barca cambia chiglia: leghi 45 chili di piombo in testa d’albero, metti l’albero all’orizzontale e vedi se la barca torna su. Non è andata su.

Il prototipo 756 Onlinesim di Alberto Bona non ha superato il test di raddrizzamento

Il prototipo 756 Onlinesim di Alberto Bona non ha superato il test di raddrizzamento

Joel, responsabile delle stazze della classe Mini francese qui presente a Talamone per effettuare i controlli, ci ha fatto un elenco lungo come un giorno di bonaccia di prototipi che hanno avuto lo stesso problema. Facciamo due esempi recenti: il mitico 747 di David Raison e la sua evoluzione, l’altro scow quello di Beaudard. Capita. Per i ragazzi di Skyron, che aspettavano questo momento con un po’ di ansia, il boccone è amaro. Ma è fatto così questo gioco. Si cerca il limite, a volte lo si supera, allora bisogna rientrare, riprendere i calcoli e trovare una soluzione. A medio termine la soluzione sarà probabilmente una nuova chiglia, più pesante. A breve termine, cioè da domani, sarà mettere la “briglia” a 756 per motivi di sicurezza. Alberto Bona sarà in partenza ma dovrà necessariamente navigare con una mano nella randa senza poter usare la drizza di spi in testa d’albero (manovre piombate). Forza ragazzi!

Minimaniaci adriatici: da sinistra Filippi il co-skipper di Michele Zambelli per l'Arci 650 e Giacomo Sabbatini, vecchia conoscenza della classe Mini italiana

Minimaniaci adriatici: da sinistra Filippi il co-skipper di Michele Zambelli (al centro) per l’Arci 650 e Giacomo Sabbatini, ”vecchia” conoscenza della classe Mini italiana

Prima di pranzo, incrociamo Giacomo Sabbatini, “vecchia” conoscenza della classe Mini. Vecchia si fa per dire: il ragazzo avrà 26, 27 anni. Era della spedizione alla Transat 2011, edizione non particolarmente felice per noi, era stato costretto al ritiro come tanti altri. È venuto dare una mano al proprietario della sua ex barca, guardare da vicino i ”nuovi mostri” e tirare due bordi a bordo del prototipo di Michele Zambelli con il suo co-skipper Filippi. Prima di mollare gli ormeggi, la foto dei Minimaniaci Made in Adriatico è d’obbligo: si parla del centro Mini che sotto l’impulso di Zambelli si sta formando a Rimini, il ”pendant” di quello che sta nascendo a Fezzano. Di ritorno, in porto, il ”Sabba” è entusiasta: il virus non gli è passato, d’altronde questo virus non passa mai.

Questa sera, cena degli equipaggi, studio del meteo e a ninna. Domani il briefing, poi il via verso mezzogiorno.